E fu così che arrivò il decreto interpretativo..

Sarebbe stato bello se quando mi capitava di arrivare in ritardo a scuola avessi potuto cambiare le regole. Uscire dall’aula e rientrare poco dopo con un bel decreto interpretativo: “professoressa, posso dimostrare che ero cmq in orario..”

Tutti, o quasi, quelli che sento si lamentano di Berlusconi, nessuno lo ha votato.. ma allora come c’è salito al Governo? O.o

In ogni caso questo vuole essere un piccolo sfogo, perchè, a mio parere, NON SI PUO’ in uno Stato di diritto arrivare in ritardo alla presentazione delle liste per le elezioni, o sbagliare con le firme, o fare qualsiasi altro errore, seppur banale, che comporti l’esclusione dalle competizioni elettorali, e poi cambiare le regole del gioco solo per i propri interessi.

Scommetto che se fossero stati esclusi partiti minori o partiti non al Governo si sarebbe detto: “Mi spiace ma caxxi vostri!” e chi avesse fatto pasticci avrebbe pagato la propria incompetenza.

Invece in Italia, con questo Governo (magari anche con uno di sinistra, chi può dirlo), si procede a cambiare le regole pr il proprio tornaconto.

Altra cosa curiosa da segnalare è la mistica sparizione del sondaggio, in merito appunto all’esclusione delle liste del PDL dalle Regionali, dal sito de “Il Club delle libertà” quando l’opzione “Le regole sono regole” aveva raggiunto il 98% e passa di preferenze e i commenti, anche di persone dichiaratamente schierate col PDL, criticavano la mancata organizzazione e gli errori del PDL. Gli amministratori del sito hanno motivato la rimozione del sondaggio dicendo che sarebbe stato impossibile che i voti a favore dell’opzione “le regole son regole” fossero di simpatizzanti del PDL perchè troppo faziosi e quindi fosse solo colpa di oppositori che non avrebbero mancto di romper le balle e taroccare il sondaggio…

Mah… questo stato della democrazia nel nostro Paese mi preoccupa sempre di più…

Internet Nobel per la Pace

Internet NOBEL PER LA PACE 2010

Wired Italia (http://www.wired.it) lo scorso mese ha lanciato la candidatura di INTERNET al Nobel per la Pace 2010.

Personalmente appoggio questa iniziativa in quanto ritengo che Internet sia un mezzo di comunicazione indispensabile ormai che da la possibilità a chi rimane senza voce, oppresso da regimi e censura, di riprendere fiato e farsi sentire al mondo nonostante tutto, da la possibilità di informarsi su ciò che VERAMENTE accade riuscendo spesso a sfatare il modo in cui i giornali e le tv spesso ci dipingono la cronaca e tutte le notizie che danno.

Non mi dilungo tanto, lascio a voi la scelta di condividere o meno questa candidatura e vi invito a leggere il post di wired.it sulla presentazione della candidatura e di visitare il sito appositamente creato http://www.internetforpeace.org in cui si può trovare il manifesto e si può sottoscrivere la candidatura di Internet al Nobel per la Pace 2010.

Di seguito copio e incollo il post di wired.it sull’argomento:

Wired Italia lancia il progetto Internet for Peace candidando ufficialmente il Web al Premio Nobel per la Pace 2010.

In occasione della presentazione pubblica del progetto in programma a Milano venerdì 20 novembre al Piccolo Teatro Studio, alle ore 18, all’interno delle manifestazioni di Science For Peace Live, saranno al fianco di Riccardo Luna anche le redazioni di Wired USA e Wired UK. Il Direttore di Wired Italia, infatti, sarà accompagnato dagli interventi del Direttore di Wired Uk David Rowan e dal Direttore di Wired USA Chris Anderson, che per l’occasione sarà in collegamento video da Detroit.

L’idea, a cui sarà dedicato il prossimo numero di Wired, vedrà coinvolti numerosi ambasciatori e supporters, primi fra tutti il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, il Professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, insieme alle redazioni di Wired USA e Wired Uk.

Con l’aumento della sua diffusione e della sua accessibilità, Internet ha ampiamente dimostrato di non essere solo una rete di computer collegati fra loro o un contenitore di pagine web navigabili dagli utenti, ma si offre come prezioso e potente strumento di comunicazione globale in grado di oltrepassare anche quelle distanze dettate da restrizioni di tipo politico e militare. Partendo dall’idea che Internet si costituisca soprattutto come strumento di democrazia fruibile da tutti, in grado di veicolare messaggi di solidarietà e civiltà, è nato il progetto di Wired Italia, Internet for Peace, con l’obiettivo di candidare la Rete al prossimo Premio Nobel per la Pace.

Così il Direttore di Wired Italia Riccardo Luna commenta Internet for Peace: “Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza. Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l’odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l’ultimo esempio di come Internet possa divenire un’arma di speranza globale“.

Il viaggio di Internet for Peace sulle pagine di Wired Italia partirà proprio dall’Iran e dalla rivolta di Teheran dopo le ultime elezioni presidenziali. Ogni mese infatti e fino a settembre 2010, Wired dedicherà un approfondimento alle storie e alle esperienze di chi – con la Rete – ha provato e prova a fare crescere la pace. Inoltre per ogni storia raccolta Current Tv realizzerà un video racconto che verrà trasmesso oltre che in Italia anche negli Stati Uniti e in Inghilterra.

Dall’Iran arriva anche la prima firmataria del manifesto di Internet for Peace a cui Wired Italia ha voluto dedicare la copertina del prossimo numero in edicola dal 21 novembre. Shirin Ebadi, prima iraniana musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003, si è schierata a sostegno della candidatura di Internet per il prossimo Premio Nobel per la Pace e ha così dichiarato a Wired Italia: “Internet può essere usata anche per favorire guerre e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani. Ma il passaparola della sollevazione di Teheran – che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all’ora – è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso – prosegue la Ebadi - che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito“.

Insieme a Shirin Ebadi, in veste di ambasciatori di Internet for Peace, lo stilista Giorgio Armani e il Professor Umberto Veronesi, che proprio all’interno della Conferenza Mondiale della sua Fondazione, Science for Peace, ospiterà il lancio della candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Il Professor Veronesi ha dichiarato nell’editoriale pubblicato da Wired sul numero di dicembre: “Se il Web vincesse Il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell’interesse dell’umanità intera“.

Chris Anderson, Direttore di Wired USA ha dichiarato: “Nel 1993, Rupert Murdoch affermò che la TV satellitare rappresentava una forza inequivocabile di democrazia perché riusciva ad oltrepassare i confini territoriali dando ai popoli una prospettiva globale in qualunque parte del mondo, grazie alla sua capacità di divulgare informazioni e di distruggere i tiranni e la loro propaganda. Murdoch ha pagato a caro prezzo questa dichiarazione, il governo cinese gli ha sbarrato l’ingresso al vasto mercato del paese. Murdoch comunque aveva ragione: la tecnologia può davvero cambiare il mondo.
Internet
– prosegue Chris Anderson - ha ora raggiunto un livello superiore; è riuscito ad aver la meglio perfino sui media moguls permettendo a tutti di collegarsi direttamente. Così facendo, ha fatto emergere una riflessione profonda sulla specie umana. La gente vuole la pace e se ne ha la possibilità, lavorerà incessantemente per averla. In poche parole, non c’è partita fra un account su Twitter e un fucile AK-47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada“.

David Rowan, Direttore di Wired Uk si è così espresso sulla candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: “Nella redazione inglese di Wired, siamo felici di dare il nostro appoggio alla campagna
Internet for Peace. La Rete è la più grande forza trasformativa che abbiamo nella vita moderna, ha dato a tutti noi la possibilità di riprenderci il potere dei governi e delle multinazionali. Il Web ha reso il mondo totalmente trasparente, ora le varie lobby devono fare i conti con Internet se vogliono manipolare e sfruttare sia i cittadini sia i consumatori. Ecco il motivo per il quale è il momento che il Comitato Nobel riconosca l’impatto positivo di Internet nella vita di tutti i giorni
“.

Tante le aziende che hanno già accolto l’invito di Wired Italia a sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: Sony Ericsson, Tiscali, Fineco, Fastweb, Microsoft Italia, Telecom Italia, Unendo Energia, Vodafone Italia, Citroën e H3G hanno realizzato per l’occasione dieci differenti pagine creative a sostegno di Internet for Peace che Wired pubblicherà sul numero di dicembre.

Numerose inoltre le iniziative collaterali ideate da Wired Italia a sostegno dell’iniziativa, tra cui un canale speciale su Youtube.

Il lancio del sito e la raccolta di adesioni è fissata, dunque, per venerdì 20 novembre alle ore 17.30 quando sarà online il sito www.internetforpeace.org

Fonte post: http://www.wired.it/internet-for-peace/archivio/2009-12/05/internet-for-peace.aspx

Il futuro della lettura

L’altro giorno ho avuto un flash forward. Per chi segue il telefilm tratto dal romanzo “Avanti nel tempo..” di Robert J. Sawyer questo termine non sarà nuovo, per chi non lo seguisse si tratta di un salto avanti nel tempo che nel romanzo e nel film si verifica a causa di un esperimento scientifico e dura circa 2 minuti (poco meno) in cui ogni abitante del pianeta terra ha una visione del suo futuro (nel libro si tratta del 2030, nel telefilm del 29 aprile 2010).

Insomma, nel mio salto avanti mi sono immaginato delle biblioteche non più piene di libri cartacei ma di schede di memoria contenenti gli ebook. Memorie da inserire nel proprio ebook reader così da poter consultare il titolo di nostro interesse e poi da restituire alla biblioteca proprio come accade ora con le copie cartacee. Andare in edicola e scaricare l’ultima edizione del quotidiano che ci interessa e aggiornarla on line. Andare in Libreria e scegliere la flash memory (rigorosamente non sovrascivibile) del libro che vogliamo acquistare.

Oltre a questa dei libri ho immaginato anche serrature di auto e lucchetti per la bici che funzionano in automatico, si chiudono da soli quando ci si allontana e si sganciano quando torniamo indietro. La porta di casa da aprire con l’impronta digitale.

A dire la verità nel mio Flash Forward non ho visto nulla di nuovo.. Molte di queste tecnologie già esistono..

Esistono gli ebook reader, esistono i telecomandini dell’auto che a distanza e senza toccare nessun tasto aprono o chiudono l’auto, esistono le serrature a impronta digitale. L’unica cosa, penso, sia quelle dei lucchetti per la bici che non esistono ancora, ma non sono nulla di complicato.

Lebook reader venduto da Amazon.com

L'ebook reader venduto da Amazon.com

In ogni caso, volevo soffermarmi sui libri. Sarebbe bello che già oggi, visto che le risorse ci sono, si sperimentasse la questione di Biblioteche composte di testi su schede di memoria, anche se c’è da dire che in Italia gli ebook reader sono poco diffusi, mentre negli stati uniti sono andati di gran moda questo natale quando il portale AMAZON ha finito le scorte del suo reader. Recentemente poi ne è stato presentato un altro modello, pare più evoluto, a Las Vegas chiamato Skiff, più grande con schermo di 9 x 11 pollici e un peso di 498 grammi. Ha uno schermo touch screen e supporta il WiFi. Una memoria di 4 Giga estendibile. Comodissimo per leggere gli ebook è ancora più versatile quando si tratta di leggere i quotidiani, o almeno così pare. La sua particolarità è che il suo display è in metallo battuto in foglia che lo rende molto simile ad un foglio di carta. Tant’è che lo si può anche leggermente piegare!

Già esistono alcuni siti che censiscono titolo on line, quasi sempre si tratta di biblioteche virtuali su temi specifici, come ad esempio in campo medico o artistico. Sarebbe bello un sito in cui siano censiti i siti web di biblioteche virtuali per accedere ad esse e ai testi che contengono. Chissà che non lo crei io stesso un giorno! :)

Skiff ebook reader

Skiff ebook reader

Chi già si adopera per la digitalizzazione della cultura cartacea è GOOGLE BOOKS (inizialmente si chiamava Google Print) che dà la possibilità di consultare i testi e fare ricerche su di essi dal sito di google. L’idea è stata di uno dei creatori di Google che, giustamente, si è preoccupato di quei testi, spesso introvabili, e che col tempo sono destinati a scomparire perchè presenti in pochissime biblioteche e spesso dimenticati e abbandonati. Con la digitalizzazione di questi libri, spesso veri e propri pezzi da museo, invece si preserva la loro esistenza e la possibilità di consultarli si amplia a chiunque abbia una connessione web (ormai chiunque), per cui allo stesso tempo si incentiva anche la cultura e la sua diffusione. Al giorno d’oggi penso si sia perso molto l’amore per la lettura, magari questi progetti aiuterebbero a rilanciarlo.

Google ha avuto dei problemi legati, legati ai diritti, per la pubblicazione dei libri sul web ma pare sia stato raggiunto un accordo e quindi il servizio continuerà ad andare avanti.

Spero veramente che tutto ciò presto possa realizzarsi veramente e completamente, in particolar modo la digitalizzazione dei libri che, come detto prima, aiuterebbe la diffusione della cultura nel mondo e molti testi a non finire nel dimenticatoio a marcire. Questo sicuramente incentiva la candidatura di Internet al Nobel per la Pace 2010 di cui spero di trattare presto.

Se qualcuno leggesse questo post e conoscesse qualche sito in cui sono raccolti testi digitalizzati o siti di biblioteche, anche indirizzate ad argomenti specifici, potrebbe postare i link come commento o privatamente a me via mail. Comincio a raccattare materiale per un eventuale portale librario digitale :P

Via di casa a 18 anni..per legge..

Brunetta

il Ministro R. Brunetta

E’ questa la provocazione del Ministro Renato Brunetta lanciata qualche giorno fa. Proporre una legge che obblighi i “bamboccioni” ad andar via di casa a 18 anni.

Ovvio che la cosa sia una provocazione ma, mentre ne parlavano ieri a Matrix, mi ha fatto riflettere, non che non ci avessi già riflettuto di mio, di come sia difficile oggi andar via di casa pur volendo.

Tralasciando il fatto che la maggior parte dei giovani oggi va all’Università e dunque prolungando gli studi ha più difficoltà a mantenersi, anche chi già a 23 – 24 anni, o prima, lavora ha difficoltà sia a mantenersi che a trovar casa.

Lo dico da diretto interessato. Oggi la maggior parte dei giovani ha un contratto a progetto, secondo i suoi ideatori un modo per agevolare i giovani appunto a trovare lavoro, dal mio, e non solo il mio, punto di vista in realtà agevola solo le azienda e rende i giovani sempre più schiavi e precari. Non sai quanto guadagni, non hai diritto a infortunio, ferie et simili.. Non sai mai quanto durerà il lavoro.. magari un anno, magari domani sei a casa..

E con tutte queste certezze sul proprio futuro mi sembra il minimo andar via di casa e cercarne una per i fatti propri. Naturalmente non puoi comprarla perché, a meno che non abbia i soldi cash, un mutuo non te lo da nessuno a meno di avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato (ahahahah). Allora pensi all’affitto. Ma si.. Un bilocale magari. Poniamo che in media guadagni 1000 euro (e credo già siano troppi). Stavo guardando giusto poco fa i siti di affitti per cambiare casa e avvicinarmi al lavoro e trovare qualcosa di meglio come abitazione. In media devi spendere circa 700 euro al mese (più spese condominiali), anticipare, giustamente, 3 rate come caparra che poi ti verranno restituite a meno di danni, bolli, registrazione, la quota di agenzia se l’hai presa tramite agenzia immobiliare. Come? Pretendevi di viverci con 1000 euro/mese?? AHAHAHAHAHAHAHAH… Rimani da mamma e papà che fai prima!!

Una casa da meno di 700 euro al mese

Una casa da meno di 700 euro al mese

Caro Ministro, invece di voler fare una legge per mandare via di casa i giovani a 18 anni, perché non fare una legge che agevoli i contratti a tempo indeterminato, i mutui ai giovani senza dissanguarli, affitti più bassi e agenzie meno sanguisughe???

Il terremoto di Haiti

Qualche giorno fa la terra ha tremato, così come accadde in aprile a L’Aquila e dintorni. L’Aquila fu distrutta, eppure gli stabili erano ben resistenti.

Pochi giorni fa la terra ha tremato. Se non fosse che ha tremato più forte e gli stabili non erano così resistenti. Si sono sbriciolati sotto le scosse del terremoto.

Anche i palazzi del potere Haitiano sono venuti giù come castelli di carte, figurarsi le baracche e le favelas di chi è costretto a vivere coi topi, senza acqua.

Non stò a fare una cronaca di quel che succede in terra Haitiana, sarebbe troppo complesso e poco prolifico. C’è già chi se ne occupa, tra giornali e TG di tutto il mondo.
Mi auguro solo che, una volta “passata la moda” della notizia da prima pagina non ci si dimentichi di questo popolo per cui non sarà certo ricominciare.

Per chi volesse dare un contributo in danaro ci sono diversi numeri brevi e associazioni che si sono attivate in tal senso. Ne segnalo alcune:

http://www.mtv.it/terremoto

48541 tramite mediafriends e AGIRE (http://www.mediafriends.it/progetto/progetto_87.shtml)

Come back

Sono mancato da un po’. ora penso di essere tornato..anche se nessuno legge :P Ma cercherò comunque di scrivere qualcosa ogni tanto :)

Per ora sono ripartito con l’articolo de “La nuova Sardegna” attinente i fatti di Rosarno di poco tempo fa, se posso, ora stesso, posto qualcosa sul Terremoto di Haiti.

Buona giornata :)

Dopo i fatti di Rosarno, per niente nuovi.. QUANDO I “NEGRI” ERANO I SARDI

Da Sardo mi sento di postare questo articolo trovato su facebook a sua volta trovato su “La Nuova Sardegna”, quotidiano sardo del Nord Sardegna, che ricorda come, tanti anni fa, agli inizi del novecento, fossero i sardi i “negri” della situazione e come, contro di loro, si scagliassero i cittadini di Itria, tra Gaeta e Formia, così come, poco tempo fa, gli abitanti di Rosarno si sono scagliati contro gli extracomunitari che li vivevano e lavoravano.

Sono d’accordo che, chi non rispetta le regole, così come sono nel nostro Paese, sia da condannare e “rispedire a casa”, ma allo stesso tempo penso che, chi è onesto e onestamente lavora e si relaziona e rispetta le nostre leggi e la nostra cultura sia da accogliere ed aiutare. Molti vengono quà spinti dalla disperazione. Dubito che chiunque scapperebbe dalla propria casa per finire ancora peggio sotto un ponte o col rischio di morire ogni giorno.

Buona lettura:

Itri, 4 luglio 1911 quando i «negri» erano gli operai sardi. La camorra scatenò la furia della gente: 8 morti e 60 feriti.

di Piero Mannironi

SASSARI. Nel suo ripetersi la storia rimescola ruoli e ragioni, paesaggi umani e derive dei sentimenti, paure profonde e torrenti di violenza. E il tempo lava le ferite e sa così far dimenticare il morso doloroso di ricordi nei quali invece si trovano preziose tracce per capire come si declinano la civiltà, il rispetto, la tolleranza e il reciproco riconoscersi. I fatti di Rosarno, con il loro carico di ferocia razzista, sembrano oggi una ferita nuova, una rottura improvvisa e stordente rispetto alla diffusa – e falsa – convinzione che negli “italiani brava gente” sia connaturata la cultura dell’accoglienza e della comprensione “cristiana” della disperazione degli altri. E invece no, non è così. Perché ci si è dimenticati di infinite storie che raccontano invece una storia diversa e crudele. Storie nelle quali, per esempio, noi sardi siamo stati in passato i «negri», come i disperati di Rosarno. Braccati come animali, inseguiti e colpiti a morte da uomini spinti da una furia razzista. Come accadde nel 1911, a Itri, una cittadina tra Gaeta e Formia (all’epoca in provincia di Caserta), patria di Fra Diavolo, il leggendario brigante diventato poi colonnello dell’esercito borbonico.
In quegli anni occorrevano braccia e sudore per la costruzione del quinto tronco della ferrovia Roma-Napoli. Le Ferrovie Regie e le aziende che avevano in appalto i lavori reclutarono un migliaio di operai sardi. Quasi tutti minatori del Sulcis-Iglesiente. Il perché di questa scelta non è mai stato spiegato, ma è facile immaginare che i sardi, spinti dalla disperazione, erano propensi ad accettare salari più bassi e orari di lavoro massacranti. All’inizio dell’estate del 1911, 500 sardi lavoravano in un cantiere a pochi chilometri da Itri. Vivevano in condizioni disumane: baracche, tuguri, alcuni perfino all’aperto. Su di loro gravavano pregiudizi radicati. Basti pensare cosa aveva scritto sui sardi, anni prima, il responsabile della cancelleria sabauda Joseph De Maistre: «I sardi sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il sardo la odia… Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l’umanità».
E questo razzismo sprezzante di una classe dirigente altera e incapace di riconoscere la differenza tra arretratezza economica e cultura marginale, si era fatalmente diffuso. Coltivato da luoghi comuni, era diventato un sentimento di ostilità diffuso nei confronti dei sardi. Gli itriani, popolo di agricoltori e di pastori, guardavano con diffidenza e con un certo disprezzo quell’umanità dolente che sopportava fatiche disumane e viveva in condizioni estreme.
In questa situazione di tensione si insinuarono gruppi camorristici che vedevano in quelle centinaia di lavoratori una possibilità di profitto attraverso il pagamento del “pizzo”. Ma non avevano fatto i conti con quei “selvaggi”, non ne avevano percepito l’orgoglio, la dignità e la loro insofferenza alla minaccia e alla prevaricazione: i lavoratori si organizzarono in una lega operaia per resistere apertamente alle pressioni della camorra. La malavita soffiò allora sul fuoco del razzismo strisciante, alimentando il sentimento di ostilità contro i sardi. La tragedia esplose giovedì 11 luglio 1911. Il pretesto nessuno lo ricorda, ma all’improvviso la tensione si sciolse in una violenza torrida: centinaia di itriani armati si riversarono nella piazza dell’Incoronazione e assalirono un gruppo di operai sardi al grido «Morte ai sardegnoli». Prima bastoni e pietre, poi i fucili. Alcuni operai sardi caddero a terra fulminati. Altri, feriti, vennero raggiunti dalla folla inferocita e linciati.
L’indomani, i lavoratori sardi rientrarono in paese per recuperare i corpi dei loro compagni uccisi. Ma si scatenò una nuova terribile caccia all’uomo che proseguì per ore. Fu una mattanza. Le vittime ufficiali furono otto e sessanta i feriti. Un bilancio comunque impreciso perché si dice che gli itriani nascosero molti cadaveri e molti feriti si spensero dopo molti giorni di agonia. La tragica beffa: alcuni lavoratori sardi vennero arrestati perché rissosi e altri espulsi e rispediti nell’isola. Nel processo sui fatti di Itri, che si svolse a Napoli dal 2 al 5 maggio 1914, l’avvocato Angelo De Stefano sostenne l’incredibile tesi della «legittima difesa di una folla».
Una storia dimenticata, questa. Una storia imbarazzante di razzismo che è giusto ricordare. Come è giusto ricordare che la camorra non incassò neppure una lira dai “barbari sardi”, mentre gli itriani continuarono invece a pagare il “pizzo”.

Wikipedia: troppe regole, calano gli utenti-autori

Quando qualcuno ha bisogno di sapere qualcosa in più su qualcosa, o il significato di un determinato termine, o ancora la biografia di un personaggio famoso e via discorrendo, al giorno d’oggi apre una pagina web e vai sullìenciclopedia più cliccata del Web WIKIPEDIA (327 milioni di visitatori unici ogni mese).

Da una ricerca, pubblicata dal Wall Street Journal, pare infatti che gli utenti attivi, ovvero gli autori delle voci dell’enciclopedia on-line (90 mila utenti che scrivono in 266 lingue diverse), stiano diminuendo in linea maggiore rispetto all’anno precedente per le troppe regole del portale enciclopedico.

Da una ricerca di Felipe Ortega dell’Università di Madrid pare infatti che Wikipedia abbia perso, nel primo trimestre 2009 49 mila autori in lingua inglese, dieci volte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo perchè l’enciclopedia “libera” del web, oggi, ha troppe regole.

Wikipedia infatti si è espansa così tanto proprio per l’assenza di regole che ne garantivano la richezza di contenuti, appunto una enciclopedia LIBERA. Le troppe regole aggiunte pian piano irritano gli editori e rendono il progetto poco interessante per chi vuole pubblicare.

Wikipedia basa il suo business sulle pagine viste, è uno dei siti più visitati al mondo, ma se i volontari, autori delle voci, scarseggiano anche i contenuti scendono, il progetto perde di interesse e gli utenti che la visitano pure.

Il fondatore dell’enciclopedia si dice sicuro che questo piccolo problema sia risolvibile. Mah, speriamo…

23 anni in coma. “Urlavo ma nessuno mi sentiva”

Qualche tempo fa vidi, con due amici, un film dal titolo “Anestesia cosciente”. Era una sorta di horror il cui protagonista era sottoposto ad una operazione. L’anestesia però non si capisce bene perchè aveva fatto effetto a metà. Lui era paralizzato ma cosciente di tutto ciò che succedeva attorno.

Con i miei amici il primo pensiero fu: “ma ti immagini se succedesse una cosa così?! AIUTO!!”

Siccome al peggio non c’è mai limite oggi si scopre che è successo, e mica per qualche giorno..23 anni!!

posto di seguito l’articolo di corriere.it in merito all’uomo che, purtroppo, ha vissuto questa terribile esperienza!

andatevi a cercare l’articolo sul http://www.corriere.it che non riesco ad incollarlo..provvederò quanto prima :P

Google Analytics. La Germania solleva qualche dubbio…

Riporto un interessante articolo del Corriere.it che parla del servizio di Google, Google Analytics.

Il servizio fornisce dati statistici sui visitatori del sito in cui viene inserito. Questo aiuta sicuramente il gestore del sito a capire meglio i suoi utenti e a indirizzare al meglio il servizio, ma potrebbe toccare anche dei dati sensibili, quelli di cui tanto si parla e si discute in merito al D. Lgs. 196/2003 in materia di Privacy.

Buona lettura..

Da http://www.corriere.it

LA GERMANI CONSTRO GOOGLE ANALYTICS

MILANO – Google Analytics è un servizio illegale, perlomeno secondo le autorità tedesche. Le quali starebbero ora cercando di intervenire sostenendo che lo strumento – che consente ai titolari di siti web di raccogliere una serie di dati statistici su numero, genere, provenienza, gusti e comportamenti dei loro visitatori – sarebbe in collisione con la legge tedesca. Le aziende che lo utilizzano potrebbero dunque vedersi applicate delle sanzioni. Un articolo di Zeit Online, che si è occupato della questione, ipotizza che le multe potrebbero raggiungere i 50 mila euro.

 

SENZA CONSENSO – Il nodo del contendere è il mancato consenso preventivo da parte degli utenti all’utilizzo di informazioni ritenute evidentemente sensibili. Sempre secondo quanto ha riportato la Zeit Online, Google Analytics sarebbe utilizzato dal 13% dei domini «.de» e tra questi vi sarebbero anche i siti di organizzazioni politiche, giornali e grandi compagnie farmaceutiche. A preoccupare il governo sarebbe ad esempio la possibilità di raccogliere informazioni sulle condizioni di salute dei frequentatori dei siti monitorati o sulle abitudini sessuali, ma anche sulle idee politiche o sulle proprie propensioni all’acquisto di determinati beni o servizi. Tutti dati che hanno un elevato valore commerciale ma che non possono essere raccolti senza che vi sia il benestare conclamato dei diretti interessati.

«SIAMO IN REGOLA» – La filiale tedesca compagnia, dal canto suo, ha fatto sapere di essere in regola. Si appella al trattato Usa-Ue sulla privacy noto come «Safe Harbour» che consentirebbe loro di utilizzare negli Stati Uniti i dati statistici raccolti. E fa notare come, in ogni caso, gli stessi utenti potrebbero nascondere i dati che li riguardano ad esempio non accettando i cookies, che tengono memoria dei siti visitati permettendo al sistema di stilare profili attraverso cui targettizzare meglio gli avvisi commerciali.